Felix Savart
PREFAZIONE E NOTE BIOGRAFICHE DELL’AUTORE
Il nome di Félix Savart in liuteria è legato indissolubilmente al suo violino trapezoidale. Questo studio, che l’ha portato ad un risultato piuttosto ardito rispetto ad uno status ormai consolidato della costruzione tradizionale, è una applicazione ragionevole sotto l’aspetto della fisica acustica. L’interrogativo che noi ci poniamo, però, è se si possa considerare questo strumento come un tentativo di evoluzione naturale e perfezionata del violino classico, oppure se il risultato non sia piuttosto una altro strumento solo in parte concorrenziale.
La differenza più sostanziale consiste nel fatto che sul violino trapezoidale l’uso dell’archetto è reso difficoltoso dalla mancanza degli sfiancamenti laterali e dall’assenza della volta sulla tavola che alza il ponticello e quindi le corde. Al termine della memoria lo stesso autore e gli accademici esaminatori del manufatto notano questa difficoltà, ma la ritengono superabile con l’abitudine. Ma è un fatto che questa maggiore difficoltà persiste, perché la costruzione è quella e tale rimane.
Il suono, poi, ha caratteristiche diverse, anch’esse confessate.
Tutto ciò premesso, questo libro ha invece un interesse e una validità storica estremamente rilevante per come viene condotta in maniera sperimentale l’analisi, con una metodologia che ancora oggi può ritenersi valida e che chiunque può verificare. È giusto per questa ragione che questo studio del Savart viene ripreso in molti dei principali testi dell’epoca successiva, non come una semplice curiosità, ma in quanto portatore di princìpi ancora attuali.
Fino a quel momento tutta una serie di conoscenze sui movimenti ondulatori e di trasmissione dei suoni erano già note, ma non lo erano se applicate allo strumento musicale a corda pizzicata o a strofinamento con un archetto. È quasi un racconto, un percorso, al termine del quale sembra naturale arrivare alle conclusioni dell’autore. Si parte dal moto vibratorio di lastre strofinate di diverso materiale e si arriva allo strumento completato.
Non vengono tirate in ballo formule di fisica, come fanno invece altri autori; uno degli strumenti principali di indagine è una cosa molto semplice, quasi un gioco: della sabbia fine. Esperimenti che ognuno può condurre per conto proprio anche oggi.
Savart si confronta anche con le idee di fisici e studiosi di acustica suoi predecessori e contemporanei come Maupertuis, Chladni, Chanot ai quali non lesina anche qualche frecciata.
Félix Savart (Charleville-Mézières, 30 giugno 1791 – Parigi, 16 marzo 1841) fu un fisico e medico francese.
Tradusse il trattato De Medica del filosofo Celso del II secolo. Inoltre, gettò le basi della fisica molecolare e i suoi scritti si trovano riuniti negli Annales de physique et de chimie (Annali di fisica e di chimica). Insieme al fisico Jean-Baptiste Biot, egli misurò il campo magnetico generato da un filo percorso da corrente e, nel 1820, formulò la legge Biot-Savart.
Studioso dell’acustica, Savart fu l’inventore del sonometro, del polariscopio e della ruota dentata che porta il suo nome: ruotando su appositi dischi, tale apparecchio è in grado di produrre suoni di frequenze determinate.
Il suo violino trapezoidale è conservato all’interno della collezione dell’École polytecnique. Inoltre, Savart fu membro dell’Académie des sciences, eletto nel 1827, e titolare della cattedra di fisica teorica e sperimentale del Collège de France, nominato nel 1836, dopo André-Marie Ampère e prima di Henri Victor Regnault. Oltre a ciò, fu eletto membro straniero della Royal Society il 30 maggio 1839. Il suo nome è stato conferito ad un’unità di misura degli intervalli musicali (il Savart) anche se fu introdotta da Joseph Sauveur.
Il liutaio Jean-Baptiste Vuillaume collaborò strettamente con Félix Savart per migliorare le prestazioni dei suoi strumenti.
Pagine 98.
38 illustrazioni.
L’editore- liutaio
Lorenzo Frignani
Prezzo
Euro 25